sabato 6 luglio 2024
venerdì 5 luglio 2024
NARCISISTI OVERT, COVERT & CO.
Prima della mia ultima e catastrofica esperienza sentimentale - come ho già detto qui - non avevo mai sentito parlare di narcisisti.
Sì, il narcisismo era un vago concetto sedimentato in me da qualche parte, ma nulla di veramente riconducibile a un disturbo della personalità.
Poi, per caso, mi è caduta sotto gli occhi tutta la faccenda. L’esistenza di queste schiere contrapposte: i narcisisti, il male fatto persona, da una parte, e la fazione opposta, i dipendenti affettivi, le vittime inconfutabili e destinati a una distruzione perenne, salvo una salvezza che passa comunque dal riconoscere la figura del cattivo e allontanarla dalla propria vita.
Allora ho scoperto anche che di narcisisti non ne esiste una sola specie: c’è l’overt, il covert, il misto, quello che ha solo tratti ma poi esplode tutto insieme…
Insomma, io me li sono ciucciati più o meno tutti: da ragazzina non ho mai beccato una cotta che fosse equilibrata, uno scambio sano, da grande ho sposato e divorziato da un overt, che, per farla breve e senza richiamare le descrizioni puntigliose dei trattati di psicologia e dei vari manuali che esistono su internet e in commercio, è il tipico gradasso, sbruffone, megalomane che ti esalta all’inizio e ti distrugge nel tempo, ingabbiandoti in una relazione sporca fatta di svalutazioni, isolamento e facendoti perdere qualsiasi cenno o svolazzo di fiducia in te stesso; e, infine, quando pensavo di essere un passo avanti, di aver iniziato il processo di liberazione, mi sono imbattuta nel peggio del peggio potesse esistere: il covert, ovvero il ragazzo perfetto, quello timido, apparentemente sensibile, dolce, innocuo, colui che ha distrutto ogni frammento della mia anima; e non perché fosse il maligno, come tanto va di moda predicare di questi tempi, semplicemente perché, molto di più dell’uomo che avevo avuto prima, non era in grado di amare, non lo sarebbe mai stato, non lo sarà mai.
E, lasciatemelo dire, io non sono la vittima che casualmente è finita nelle fauci di due pseudomostri. Io non sono e non sono stata vittima di nessuno, se non di me stessa.
Io ho semplicemente attratto una serie di uomini, due principalmente importanti, che portavano ferite irrisolte, probabilmente irrisolvibili, che altro non erano che lo specchio delle mie di ferite, delle mie di lacune, del mio scarso amore per me stessa.
Non esistono vittime e carnefici: esistono persone irrisolte, che non sono in grado di amarsi e di amare, di riconoscersi.
Lo sono stata anche io. Lo sono ancora.
Ci sto lavorando.
La via è ancora lunga.
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