domenica 24 agosto 2025

Chi è il COVERT

Le risposte di Quora

“E’ lui che ti individua, fa una veloce valutazione e immediatamente stabilisce la fattibilità della cosa: si gli piaci, si possono aprire le danze.
Un narcisista covert non parla di se, appare disponibile, accenna un sorriso e ti fissa come chi ha trovato l’araba fenice.
Tu che sei affascinata da questo essere di bell’aspetto, educato e rispettoso ne rimani ammaliata. Il suo sguardo da bambino adorabile e le sue accortezze fanno breccia nel tuo cuore inaridito da tanti bocconi amari e non puoi fare a meno di concederti.
Ti cerca ma non con insistenza, se lo vuoi lui è disponibile ma pazientemente inizia a tessere la tela del ragno per te.
Una volta in pugno il covert inizierà a ritrarsi, fa parte del suo schema prediletto, ti apparirà sempre meno disponibile perché nella sua testa tu che vieni manipolata da lui che è considerato in casa in una maniera molto bassa non puoi essere alla sua altezza ma una sua sottospecie.
Non parla chiaramente, usa frasi strane, mezze verità mischiate a bugie, si offende alle prime rimostranze e sparisce in una coltre di fumo.
Ormai non ci stai già capendo più nulla il caos diabolico di una mente infantile e che tremendamente vive in un delirante status superiore nella sua vigliacchissima mediocrità ti spiazzerà di continuo fino alla definitiva sparizione.
Che definitiva non è perché i cucù, le rabbie fredde, i ritorni misteriosi saranno trappole per topi per te che crederai di poteterlo riprendere non accorgendoti invece di stare già sull’orlo del precipizio.”
mivar

n.b. Uno degli Strumenti più significativi e utili di cui ho fatto uso durante questi ultimi anni di ricerca della liberazione dal mio legame disfunzionale è stato di certo il sito Quora dove ho potuto leggere dell’argomento narcisisti, e non solo, in varie forme differenti.

Molte di quelle risposte, regalate da utenti non propriamente professionisti ma che hanno vissuto sulla loro pelle e si sono successivamente documentati, le ho tenute e spesso le rileggo.

Diverse non saranno accreditabili come un trattato di scienze, ma a me sono servite da stimolo.

Per le altre risposte di Quora clicca sull’immagine:

Non hai perso nulla

Eh no, non hai perso niente…

mercoledì 20 agosto 2025

Amati Intera

C’è voluto quasi un anno. 

Un anno di sofferenza, di ricadute, di forza di volontà.

Mantenere il NO CONTACT con un manipolatore patologico è una vera sfida al raziocinio.

Ho pianto molto, mi sono sentita sbagliata, mi sono sentita come una da poco che si è fatta usare, bistrattare, buttare via e ancora ripescare a proprio piacimento. 

Perché per quanto lo avessi bloccato ovunque, trovava sempre la crepa da cui fare capolino e incrinare la mia scelta di sbatterlo definitivamente fuori dalla mia vita.

Ma non ho mai ceduto. 

MAI.

Sono rimasta intera. Mi sono perdonata i tentennamenti, le incrinature. 

HO SEMPRE SEMPRE PENSATO CHE MERITO DI MEGLIO: CHE MERITO UN’INTEREZZA DI TUTTO. 

Mi sono cantata nel cuore la poesia di Gibran, l’ho fatta mia.

Non voglio lasciarla mai più:

“Non amare i mezzi amanti

Non intrattenere mezzi amici

Non vivere mezza vita

e non morire di mezza morte

Se scegli il silenzio, allora taci

Quando parli, fallo finché non hai finito

Non tacere per dire qualcosa

E non parlare per tacere

Se accetti, allora esprimilo schiettamente

Non mascherarlo

Se ti rifiuti, sia chiaro

perché un rifiuto ambiguo non è altro che una debole accettazione

Non accettare mezza soluzione

Non credere alle mezze verità

Non sognare mezzo sogno

Non fantasticare sulle mezze speranze

Metà strada non ti porterà da nessuna parte

Mezza idea non ti porterà alcun risultato

Metà vita è una vita che non hai vissuto,

Una parola che non hai detto

Un sorriso che hai rimandato

Un amore che non hai avuto

Un’amicizia che non conoscevi

La metà è un mero momento di incapacità

ma tu sei capace per te non sei un essere a metà

Sei un tutto che esiste per vivere una vita

non mezza vita.”

AMATI INTERA.

Nient'altro conta.

Immagine dal Web

sabato 30 novembre 2024

Bloccare il NarciCo. non ha prezzo

 E poi ce la fai.

Arriva il giorno che basta, sei satura, piena della melma che ti ha propinato.

Lui, uno di quei covert indicibili: tirchio, sporco, lercio, neppure attenzione per se stesso, figuriamoci per gli altri.

Eppure, a te, ha continuato a trattenerti oltre ogni raziocinio, oltre ogni possibilità di logica o amor proprio.

Perché te la raccontava, perché ha le altre ma a te non rinuncia, perché è un parassita che si nutre delle energie degli altri, perché è tossico: e le dipendenze si cibano di tossicità.

Poi, però, arriva quel giorno, quello scatto, quel bisogno di sopravvivenza davanti al quale non puoi più retrocedere, prima che la vita finisca, prima che ti tiri giù nella palude insieme a lui.

E LO BLOCCHI.

IL COGLIONE, RIESCI FINALMENTE A BLOCCARLO.

SUL TELEFONO, SUI SOCIAL, SU QUEL MALEDETTO UOZZAPP.

E dopo un primo momento di smarrimento, LA GIOIA PURA DI TORNARE LIBERA.

Non potrà contattarti, non così facilmente.

Non arriveranno messaggi suoi di soppiatto, domande stitiche che non servono a nessuno: come stai, dove sei, cosa fai...

Solo per estorcerti informazioni sulla tua vita e passare avanti. A volte, senza neppure prendersi la briga di proseguire oltre.

MAVAFANGL! Co. del kaiser. 

TI HO BLOCCATO. 

ORA PENSO A ME

ORA MI LEGGO UN LIBRO

ESCO CON GLI AMICI

PREPARO UNA RICETTA CHE HO RIMANDATO TROPPE VOLTE

ORA BASTA

ORA 

HO

DETTO

BASTA

E NO, NON HA PREZZO.

LA GIOIA DI FARLO, CREDETEMI, NON HA PREZZO.





venerdì 1 novembre 2024

Piango per me

Piango. Piango per me.

Per la sofferenza che ho passato, per come sono stata trattata, per le briciole d’affetto di cui mi sono a stento nutrita, per le gocce di amore putrido che mi hanno instillato.

Piango perché ci sono giorni in cui sento di non avere più forze, per quando ero piccola e ogni parola era uno schiaffo, un pugno, un rimprovero.

Piango perché chi doveva amarmi mi ha insegnato che io l’amore non lo meritavo, che dovevo abbozzare alle brutture senza ribellarmi.

Piango per gli uomini sbagliati, per la mia ricerca assidua di un affetto sano.

Piango per la mattina in cui l’ennesima amante mi ha contattata e ha avuto più dignità lei ad urlare come una folle per essere stata ingannata una notte, che io ad essere stata raggirata per un tempo lunghissimo.

Piango perché non capisco come si possa essere così anestetizzati agli altri da mentire con tanta leggerezza, perché non capisco come il marcio cerchi il marcio, e ci si incastri in un circuito infinito di buio e dolore.

Intanto la vita passa.

E la vita è troppo preziosa per passare così.



mercoledì 11 settembre 2024

Un verme rimane verme anche nel praticello accanto

L’illusione mentale peggiore in cui può capitare di cadere quando si finisce nella rete manipolativa di un narcimalato, o come lo vogliamo chiamare, è quella di pensare erroneamente che Lui sarà diverso con la prossima malcapitata.

Non è così! 

Non è assolutamente così. 

Sarebbe così se Lui non fosse il vermicello privo di empatia e assolutamente anestetizzato a qualsiasi forma di sentimento e reazione emotiva che ha abbondantemente passeggiato e distrutto il pascolo della tua esistenza cibandosi dell’erbetta, dei frutti e di quanto di buono ha potuto trovare per poi spostarsi altrove - perché, si sa, il verme è tendenzialmente alla ricerca di habitat nuovi da contaminare.

Ma sempre verme resta, però.

Non è che spostandosi di prato, si trasforma in un fantastico esemplare di principe d’altri tempi capace di gesti eroici, onestà e trasporto verso il prossimo.

Nè manco è un bruco destinato a diventare farfalla o una forma aliena che alla fine esploderà in un'essenza più vicina a un miciobau capace comunque di esprimere affetto e devozione.

No! 

Quando abbiamo la sfortuna o il cattivo destino o le caratteristiche che attraggono il narciverme nella nostra vita, quello rimane: un deserto di niente, egoico fino al paradossale, fintamente o vistosamente invidioso, avaro di tutto e soprattutto di sentimenti, oppure fintamente generoso solo per una sua esigenza di agganciare e attirare l’attenzione.

Non è che adesca un’altra e - PUFF! - cambia in altro: è sempre una maledizione di vita, sempre un tormento che sfocerà dopo le solite programmate battute.

Insomma, un verme rimane verme anche nel praticello accanto: NON DIMENTICHIAMELO MAI.

E' solo una questione di tempo.





lunedì 2 settembre 2024

I libri e gli autori da leggere: "Di Troppo Amore" di Ameya Canovi

Nel percorso che ho intrapreso per la conoscenza di me stessa e la comprensione di come e perché sono finita in una relazione disfunzionale, un grande aiuto me lo ha dato la lettura; di contenuti sul web, certo, ma anche e soprattutto di libri. 

Cercherò di consigliare quelli che mi sono stati più utili e gli autori che ho trovato veramente benefici.

Tra questi, c'è senz'ombra di dubbio la dott.ssa Ameya Canovi e il suo meraviglioso libro "Di Troppo Amore". 

Il sito, con tutte le indicazioni utili sulle sue pubblicazioni e i canali dove seguirla, lo travate qui.

Scrive Ameya:

" Vivi una relazione (molto) dolorosa?

Ci sono amori infelici. E poi ci sono le storie dannate.

Senti un costante affanno, come se dovessi inseguire e “guadagnarti” la presenza dell’altro?

Hai sempre “fame” di questa relazione? Investi affetto, tempo, disponibilità, in maniera sproporzionata rispetto all’altro? L’altro è il fulcro attorno a cui ruotano in maniera ossessiva tutti i tuoi pensieri? Provi angoscia e terrore solo all’idea che l’altro possa abbandonarti?

Avverti qualcosa di “troppo” nella relazione, tuttavia non riesci a staccarti.

Potrebbe trattarsi di dipendenza affettiva."

Di tutto questo e di molto altro Ameya Canovi parla in "Di Troppo amore"

«Io non vivo senza te» è una frase intesa spesso come il segno di un legame intenso, un modo di dire usato per rappresentare una storia romantica.

In troppi casi è invece l’espressione di una vera e propria dipendenza, di una relazione malata che rende infelici molte persone, più di frequente donne. La dipendenza affettiva è un disturbo ancora poco conosciuto, dal quale è difficile liberarsi perché ha radici profonde nel cuore della famiglia d’origine, dove sperimentiamo le prime forme di attaccamento e impariamo, quando va tutto bene, l’amore per noi stessi.

Ma se invece siamo stati bambini poco accuditi, trascurati, o addirittura abusati, o al contrario figli troppo protetti, oggetto di attenzioni eccessive, allora possiamo sviluppare rapporti nei quali il partner viene vissuto come un’ancora di salvezza, qualcuno che può riparare le vecchie lacerazioni.

In questo libro Ameya Gabriella Canovi riversa la sua lunga esperienza di sostegno a dipendenti affettivi raccontando le loro storie e spiegando il disagio di cui sono prigionieri, con le sue diverse manifestazioni: mendicare l’affetto o pretenderlo, manipolare o sedurre l’amato, riprodurre situazioni sentimentali tossiche, subire la frustrazione di un desiderio di fusione mai soddisfatto.

Con un approccio tanto rigoroso quanto ricco di empatia, delinea inoltre un percorso di conoscenza di sé capace di disinnescare il «troppo amore», il bisogno eccessivo dell’altro, e l’invadenza dei rimpianti e delle recriminazioni per ciò che non si è avuto.

Esplorare il proprio passato fino alle radici è il primo passo per riuscire a risanare l’amore improprio o ricevuto male che c’è alla base di questa sofferenza e a costruire nuove relazioni con responsabilità e libertà.

(estratto dalla quarta di copertina)






Chi è il COVERT

Le risposte di Quora “E’ lui che ti individua, fa una veloce valutazione e immediatamente stabilisce la fattibilità della cosa: si gli piaci...