sabato 31 agosto 2024

La Cattivitudine

1. STU STRUNZ CI E' O CI FA?

Più volte, leggendo in giro per il web, ho trovato frasi che etichettano il fantomatico Narci come “Cattivo”. Anzi, più che Cattivo: il Narcisista di solito assume agli occhi delle vittima sembianze mostruose, ai livelli di stronzo psicolabile e senza coscienza.

Ora, è vero, non è vero, il Narci lo è diventato volente o nolente provenendo da vissuti traumatici che l’hanno fatto diventare tale, dunque ci sarebbe forse da considerare degli attenuanti…

La verità è che la Cattiveria non è un concetto astratto, esiste, è un elemento solido e concreto che non può essere giustificato: perché se veramente finisci in una relazione tossica, disfunzionale e sei la parte debole, il male che può esserti inflitto spesso può distruggerti fino all’annientamento totale.

E non voglio neppure citare i casi maligni, quelli in cui la cattiveria si trasforma in violenza mortale.

Qui voglio limitarmi allo stupore di una situazione “normale”, quella in cui non capisci dove diavolo sei finita (o finito), e ti chiedi come cavolo è possibile che l’elemento di cui ti sei “innamorata” (o per cui provi affetto, sia esso un familiare, un amico, un collega) possa essere talmente subdolo da innescare determinati meccanismi.

Perché, sì, un Narcisista può disancorarti dall’interno, in una spirale senza fine di buio, menzogne, assenze, ritorni, agganci solo per tenerti lì, ma senza un fine ben preciso. Al Narcisista non gliene frega un corno di quello che tu provi, delle ferite che ti ha procurato, del male che ha distribuito intorno a sé. È talmente privo di empatia che ad una certa tu arrivi a dubitare della sua sanità mentale, o della tua: perché uno dei due è matto sicuro.

Ci vuole tanta forza per rimanere ancorati al proprio Io, alla propria immagine; per non soccombere ai sensi di colpa “di non essere all’altezza”.

Se io penso a tutti gli istanti che il mio di Narcisista ha distrutto, mi viene la pelle d’oca. Spirali di ansie e agitazione per messaggi lasciati cadere nel vuoto, per mancate risposte, per sparizioni improvvise, per insinuazioni velate, ingratitudini, invidie ben nascoste ma che si palesavano alla prima occasione. Per poi tornare come nulla fosse, come se il tutto si potesse risolvere con un “che cosa stai facendo”, “dove sei adesso”.

E tutte le volte che ho provato a staccarmi, a risollevarmi, lui era sempre lì, col suo gracchiare cosmico da corvo nocivo; solo per l’istinto di ricreare in me ancora il dubbio, la sensazione che fossi inadeguata, inadatta.

Compleanni, feste, momenti con amici, occasioni uniche di felicità che ho sprecato dietro ai suoi ingranaggi malati: quanto tempo ho dilapidato.

Persino dopo avergli dato il ben servito ed essermi allontanata per quanto le circostanze lo permettessero.

Ebbene, sì, il Narcisista, o in qualsiasi altro modo lo vogliamo chiamare, è votato alla CATTIVITUDINE; è come un istinto naturale che gli appartiene, qualcosa di cui non può fare a meno.

Che sia esso un pallone gonfiato o un piccolo vampiro velenoso camuffato di buonino dei miei stivali, il Narciso, una volta entrato malauguratamente nella tua vita, ti circumnavigherà intorno con la sua ombra nera. E non capirà mai quanto può essere CATTIVO, non capirà che tu sei lì solo perché un vuoto abissale non ti permette di amarti abbastanza e sfancularlo da subito come si deve. Non capirà mai che a sua volta ha una ferita cronicizzata da curare, che sua madre, suo padre, o chi per loro, lo hanno de-umanizzato fino a lasciarlo un essere freddo e distante da qualsiasi autentico sentimento.

Allora, alla prima avvisaglia di CATTIVITUDINE delle persone, toccherebbe fuggire via, darsela a gambe levate, coltivarsi d’amore, innaffiarsi di cose belle e non fermarsi neppure a chiedersi una sola volta: MA STU STRUNZ CI E’ O CI FA?



giovedì 15 agosto 2024

Ti auguro in primo luogo di amare

Ti auguro in primo luogo di amare,
e che amando, tu sia anche amato.
E che coloro che non ti amano, li dimentichi,
E che dopo averli dimenticati, non porti rancore.

Ti auguro che non sia così, ma se così fosse, che tu sappia vivere senza disperazione.

Ti auguro di avere amici
e che, anche se non fossero assennati o responsabili, ti siano fedeli e leali, e che almeno ce ne sia uno di cui fidarti ciecamente.
E, poiché così è la vita, ti auguro di avere dei nemici.
Né troppi né troppo pochi, ma il numero giusto per farti dubitare ogni tanto delle tue certezze, e che tra di loro vi sia almeno uno nel giusto affinché tu non ti senta eccessivamente sicuro di te.

Ti auguro di essere utile
ma non indispensabile,
e che nei momenti bui,
quando non ti resta più nulla,
questo tuo essere utile ti sia sufficiente
per farti restare in piedi.

Ti auguro di essere tollerante,
non verso chi commette piccoli errori,
cosa troppo facile, ma verso coloro
che sbagliano spesso e in modo irrimediabile,
e che dimostrando la tua tolleranza
tu sia di esempio ad altri.

Spero anche che quando sei giovane
non maturi troppo in fretta,
e che quando sei già maturo
non insisti a voler tornare giovane,
e che quando sarai vecchio non ti lasci prendere dalla disperazione.
Perché ogni età ha il suo piacere e il suo dolore.

Non voglio che tu sia triste, Oh, No!
No, non tutto l'anno, ma potresti provare tristezza solo per un giorno!
In modo che tu apprezzi
che la risata ritrovata è buona e migliore
di una solita risata blanda, costante e malsana.

Ti auguro di scoprire,
subito, prima di tutto
e nonostante tutto, che esistono
e ti circondano persone oppresse
e trattate con ingiustizia, e persone infelici.

Ti auguro di accarezzare un gatto,
gettare delle briciole a un passero e ascoltare un cardellino
che innalza trionfante il suo canto mattutino,
perché ti farà sentire bene
così, senza altro motivo

Ti auguro di piantare un seme,
per piccolo che sia, e di accompagnarlo
durante la sua crescita,
per scoprire di quante vite è fatto un albero

Ti auguro anche che tu abbia un po' di soldi,
solo per il necessario e il pratico,
e che almeno una volta all'anno pensi
a questi soldi e dici a te stesso: "Questo è mio", me li sono guadagnati.
Solo per far capire:
Chi è il padrone di chi.

Ti auguro anche che tu resti il più a lungo possibile con coloro che ami
e che, se se ne vanno, tu possa piangere senza lamentarti
e soffrire senza sentirti in colpa.

Ti auguro infine che, uomo, tu abbia una donna buona e che, donna, tu abbia un uomo buono,
oggi e il giorno dopo, e che esausti e sorridenti
parliate d’amore per ricominciare.
Se avrai tutte queste cose,
non ho più nulla da augurarti.

Victor Hugo, Ti auguro (Je te souhaite)



mercoledì 14 agosto 2024

Non è Lui, sono Io

Da quando ho iniziato il mio processo di guarigione, chiamiamolo così, da tutti gli uomini sbagliati che ho puntualmente incontrato nella mia vita, ho capito che non sono loro il vero problema, sono io.

Sì, è dentro di me che si consuma il vuoto più grande e deleterio, un vuoto che si è costruito anni e anni fa, in una famiglia dove io ero invisibile o al massimo un oggetto da posizionare, un problema da gestire.

Mi ci è voluto tanto e tanto tempo per capirlo: in ultimo, ho dovuto conoscere il peggio del peggio, il più subdolo e oscenamente nascosto Covert esistente forse nel mio raggio di vita.

È lui che ha aperto le dighe, che mi ha distrutta interiormente e mi ha permesso di comprendere quanto lacunosa io fossi.

Adesso è difficile: l’astinenza è una roba che non si controlla. Le ferite tutte accavallate, affastellate, il No Contact che sono riuscita ad attuare solo in parte...  

Ma ho smesso di pensare che la causa sia Lui, che il male sia solo lui (o loro, includendoli tutti); ora penso che, sì, si tratta comunque di persone fortemente scompensate e desertiche in grado di causarti un male devastante; tuttavia, è da me che passa il senso di tutte le brutterie che mi sono successe, sono io che ho permesso tutto ciò che mi è stato inflitto.

Sono io che devo guarire; lui, loro, pure, andrebbero rifatti da capo. Ma può essere un problema mio?

ASSOLUTAMENTE NO

Io-devo-guarire. 

Per me e per insegnare alla mia bambina che si può vivere in maniera sana, senza nessuna forma di dipendenza, neppure quella affettiva.

Dal Web


martedì 13 agosto 2024

Ti meriti un Amore - di Frida Kahlo

Ti meriti un amore che ti voglia spettinata, 
con tutto e le ragioni che ti fanno alzare in fretta,
con tutto e i demoni che non ti lasciano dormire.

Ti meriti un amore che ti faccia sentire sicura,
in grado di mangiarsi il mondo quando cammina accanto a te,
che senta che i tuoi abbracci sono perfetti per la sua pelle.

Ti meriti un amore che voglia ballare con te,
che trovi il paradiso ogni volta che guarda nei tuoi occhi
e non si stanchi mai di leggere le tue espressioni.

Ti meriti un amore che ti ascolti quando canti,
che ti appoggi quando fai il ridicolo,
che rispetti il tuo essere libera,
che ti accompagni nel tuo volo,
che non abbia paura di cadere.

Ti meriti un amore che ti spazzi via le bugie,
che ti porti l’illusione,
il caffè
e la poesia.

Frida Kahlo



lunedì 12 agosto 2024

Ogni tanto ci casco

Ogni tanto ci casco. 

Nella nostalgia, nei ricordi, nella tristezza della mancanza. Insieme ai miei genitori e a mio fratello che non ci sono più, mi faccio mancare pure lui (come si fa!): il contenitore vuoto per eccellenza.

Mi faccio penetrare da uno di quei suoi tentativi stupidi di raccattarmi, come uno che prima butta una cartaccia che non gli serve più e dopo cerca di recuperarla non sa neppure lui perché; forse perché in un angolo della sua mente c’è un vago baluginio che quella carta potrebbe tornargli utile.

Allora, anche se non vorrei, credo a uno di quei messaggini stupidi, a una di quelle frasi inutili come: “sei sempre importante per me”.

E funziona così: che se io rispondo, lui sparisce: se io lo ignoro, lui mi tartassa.

Dunque, è evidente: non sono io che gli interesso, gli interessa solo che circumnavighi ancora nel suo spazio, che abbia ancora controllo su di me.

Ha ragione la teoria del NO CONTACT: da questi soggetti toccherebbe sparire senza remore, non averci più niente a che fare, solo così dopo tanto forse si riuscirebbe a guarire e a perdonarsi.

Dovrei trovare un altro lavoro, rimettermi in gioco, per non essere più costretta a vederlo nei corridoi di un’azienda diventata troppo stretta, per poterlo eliminare da tutti i canali di comunicazione.

Non è semplice a 39 anni e con una bambina.

giovedì 8 agosto 2024

Nel deserto c'è solo sabbia

È stato un mese difficile.

Ho creduto di soccombere.

Ci sono state giornate meno complicate, ed altre in cui ho pensato di non farcela.

I due uomini sbagliati della mia vita sono sempre presenti. Non tutti i mali possono essere estirpati alla radice.

Col padre di mia figlia c’è da interagire necessariamente, per la bambina. 
Prova sempre a spezzarmi. Lui, dall’alto del suo piedistallo, convinto com’è che, a parte se stesso, il resto del genere umano è tutto da rifare. 

Non ci può essere dialogo con una persona che non sa mettersi nei panni degli altri, che non riesce a sintonizzarsi sul dolore altrui. Il massimo della sua comunicazione è sui social: fb, instagram, stati uozzapp... Io ho smesso di guardarli quei post autocelebrativi e patetici, che non hanno né capo né coda. I social sono la vera piaga del nostro tempo.

Io ho smesso di affacciarmi su un mondo che non sia buono, che non sia sano, che non sia costruttivo.

Io ho smesso.

Io mi bardo, non mi curo delle inutilità.

Io sto imparando a volermi bene, a tenere lontano tutto ciò che è nocivo.

L’altro, invece, l’amore mancato, colui che doveva essere la ricompensa a tutti i miei patimenti, mi circumnaviga intorno. Non molla. Mi cerca, viene sotto casa, ovunque sa che possa incontrarmi. E' diventata una sfida ormai.

A volte mi manca. Mi mancano i primi tempi, quelli in cui credevo al suo cuore sincero. Mi mancano i sorrisi, le carezze, le dolcezze. Poi penso a come mi ha trattato, al giorno in cui l’orda con cui teneva rapporti virtuali e non solo mi ha contattata, alla voce di quella ragazza che mi ha telefonato piangendo:

“Sei tu la fidanzata di M?”

“In che senso?... Sì, sono io…”

“Perché anche io lo sono…”

Penso a quando mi ha giurato a spergiurato che l’altra non contava niente - perché le persone sono spazzatura, possono anche non contare nulla -, alla stessa cosa che avrà detto di me a lei, ai pianti, alle minacce di suicidio.

Sì, come no: è ancora vivo e vegeto che tenta di raccattarmi da dove mi ha lasciato.

Certe persone sono come un deserto sconfinato, un immenso deserto senza oasi e senza stalli; è inutile cercarci l’acqua; non ne troverai mai.

Un deserto è un deserto; anche lo desiderasse ardentemente, non può diventare foresta.

Nel deserto c’è solo sabbia.




Chi è il COVERT

Le risposte di Quora “E’ lui che ti individua, fa una veloce valutazione e immediatamente stabilisce la fattibilità della cosa: si gli piaci...